One Punch-Man: Garou e il bullismo

 

Troppo umano per essere un mostro

Ma anche abbastanza mostro per non essere più umano. Il concetto nella mia mente è molto chiaro, ci ho messo un po’ per trovare un titolo ad effetto che mi permettesse di introdurre l’argomento nel migliore dei modi. Chi come me è reduce degli anni novanta probabilmente ricorderà un film della Amblimation che veniva trasmesso in televisione soprattutto durante il periodo natalizio, sto parlando di Balto, la pellicola è ispirata a una storia vera e racconta le vicende di questo coraggioso cane-lupo, il film viene ancora ricordato a distanza di decenni per questa celebre frase: “Non è cane, non è lupo, sa soltanto quello che non è.” Esattamente come Balto, Garou non è un mostro e non è un umano, anzi volendo essere più precisi non è ancora un mostro, ma non è più del tutto umano. Garou è in assoluto, almeno fino a questo momento, la cosa migliore successa al manga di One Punch-Man. Incontriamo il personaggio durante due percorsi di transizione: uno di semplice crescita combattiva, infatti diventa via via più forte scontrandosi con avversari a loro volta sempre più potenti; l’altro invece di passaggio dalla figura di essere umano alla figura di mostro. Il capitolo 84 colpisce il lettore con una potenza emotiva tale da disturbarlo, chi mai l’avrebbe detto che in un manga dove il protagonista pelato può sconfiggere ogni creatura con un semplice pugno ci saremmo trovati a dover affrontare un tema come il bullismo? E poi con una tale violenza, io l’ho percepito chiaramente lo schiaffo morale sulla mia paffuta guancia e credo di non essere stato il solo. E pensare che c’è chi definisce One-Punch Man un gag manga.

Il bullismo

Non mi metterò adesso a fare una disamina sul tema del bullismo, riconosco di non avere le competenze per poter analizzare il fenomeno adeguatamente, ma è giusto che se ne parli, che io ne parli e soprattutto che un fumetto come One-Punch Man ne parli. Perché una persona cominci a compiere atti di bullismo devono esserci necessariamente delle importanti ragioni sociali, culturali e familiari, però penso che in generale “il bullo” sia una persona insicura che cerca di darsi un tono, di avvalorare se stessa, il che di per sé non è sbagliato, l’errore sta nel fatto che si provi far questo a discapito di un altro individuo, denigrandolo, umiliando. Il modus operandi tipico del bullo è quello di attaccare, di sminuire, coloro che percepisce come più vulnerabili di lui, in modo che possa orgogliosamente mostrare agli altri quanto lui sia migliore. Adesso, io mi rendo conto di scrivere a persone dotate di intelletto, leggendo il capitolo ci viene naturale empatizzare con Garou, vittima dei bulli, vittima di Tacchan, verosimilmente il capitolo finirà in mano anche a qualche bulletto che, mettendosi una mano sulla coscienza, andrà a ridimensionarsi, in questo senso il capitolo, come il mio articolo in misura minore, ha una funzione pedagogica. Il discorso poi può essere approfondito, può essere che io interagendo con un altro individuo possa ferirlo involontariamente, o viceversa, perché molto probabilmente abbiamo un diverso tipo di sensibilità, ma quello non è un problema, il malinteso può essere chiarito, si può fare pace, il problema infatti non è tanto il ferire quanto l’intento lesivo, è quello che deve essere debellato. Io non sono esattamente magrolino, può essere che io mi offenda se qualcuno, anche senza cattive intenzioni, fa commenti sulla mia forma fisica (tranquilli, non mi offendo, è solo un esempio), ma quello appunto non è un problema, il problema invece sussiste se qualcuno mi chiama “obeso di merda”, non rimango comunque offeso, poco mi importa, però il punto è che una definizione del genere può solo venir detta col chiaro intento di ferirmi. Leggendo il capitolo ho anche percepito un che di autobiografico, ho avuto la sensazione che ONE possa aver vissuto esperienze simili.

L’inizio della trasformazione

In ogni caso, tornando all’opera, osserviamo in questo capitolo il motore primo che fa iniziare il mutamento in Garou. L’allievo di Bang non era cattivo da bambino e non lo è del tutto neppure adesso che è un ragazzo, dalla lettura si evince che Garou inizia il suo percorso di trasformazione a causa di tre fattori principali: l’empatia, il senso di giustizia e un fraintendimento. Infatti vediamo subito Garou provare empatia nei confronti di chi viene preso di mira dai bulli e lo vediamo intervenire in difesa del più debole, proprio come un vero eroe, il che ci permette di arrivare al dunque, l’eroe è per definizione il difensore dei deboli, tuttavia Garou identifica i mostri come di deboli e gli oppressi, solo perché l’oppressore, il prepotente, si autoproclama come eroe. E Garou cresce appunto con questa convinzione perversa, che lo porta a diventare quello che è adesso, Garou di base non è cattivo, è solo un personaggio in cerca di rivalsa, vuole far valere se stesso, avere la sua rivincita contro chi ha erroneamente identificato come i prepotenti. Qualche giorno fa dicevo che il modo di combattere di Garou rispecchia in pieno il suo profilo psicologico, il villain combatte infatti in modo grezzo, frustrato, come se cercasse sempre di dimostrare qualcosa a qualcuno proprio perché Garou sta cercando di dimostrare qualcosa, quantomeno a se stesso.

Dati alla mano

Tuttavia il personaggio, nonostante la campagna intrapresa contro gli eroi, è ancora molto umano, forse il più umano del fumetto fino a questo punto, basti pensare che per salvare un bambino da un eroe, e questo è l’apice del paradosso, si mette a deviare ogni singolo proiettile della sua mossa finale, impresa decisamente impegnativa dato che per Garou sarebbe stato molto più facile schivare l’attacco, ovviamente mi riferisco alla Death Shower di Death Gatling. Inoltre questa è la lista degli eroi sconfitti da Garou:
Blue Fire (6° eroe di classe A),
Heavy Tank Loincloth (5° eroe di classe A),
Magic Trick Man (7° eroe di classe A),
Tanktop Vegetarian (ex 9° eroe di classe A),
Mumen Rider (1° eroe di classe C),
Tanktop Master (15° eroe di classe S) e il suo gruppo,
Red Nose (385° eroe di classe C),
Studless (295° eroe di classe C),
Hyottoko (347° eroe di classe C),
Gloden Ball (26° eroe di classe A),
Spring Mustachio (28° eroe di classe A),
Death Gatling (6° eroe di classe A),
Smile Man (8° eroe di classe A),
Stinger (10° eroe di classe A),
Chain’n’toad (36° eroe di classe A),
Wild Horn (6° eroe di classe B),
Glasses (21° eroe di classe B),
Shooter (99° eroe di classe B),
Gun Gun (43° eroe di classe A).

Mentre questa è la lista degli eroi uccisi da Garou:
nessuno.

One Punch-Man nasce come webcomic nel 2009,  ideato dalla mente geniale dello scrittore anonimo che si firmerà con lo pseudonimo di ONE. A seguito del successo che l’opera stava riscontrando ONE viene contattato da Yusuke Murata, noto ai più per il manga Eyeshield 21, il sodalizio tra i due porta alla creazione di una seconda edizione del manga, disegnata da Murata e scritta da ONE, i cui capitoli, pubblicati dal 2012 sulla rivista Weekly Young Jump, sono poi raccolti in tankōbon editi dalla Shūeisha. La versione italiana dei volumi, pubblicati dal 2016 con cadenza trimestrale, viene curata dalla Planet Manga, gruppo della Panini Comics. One Punch-Man è un manga seinen che narra le vicende dell’apatico Saitama che vive in un mondo di eroi e di mostri, eroe per hobby che ha raggiunto l’apice della forza e che con un suo singolo pugno è in grado di debellare qualsiasi tipo di minaccia.

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