One Piece è davvero un manga migliore di Dragon Ball?

Signori, la domanda è lecita, la risposta è soggettiva ma comunque ugualmente non ovvia. Mi spiego meglio.
Tante volte, forse troppe, mi sono imbattuto in questa discussione navigando tra forum, gruppi et simila, e ad essere sincero il me quindicenne non riusciva a capacitarsi che una simile domanda potesse essere fatta. Errori di gioventù che, ahimè, a volte sono imprescindibili. Ma, per lo meno, disponevo della furbizia necessaria a non intromettermi in discorsi nel quale non potevo fornire un parere valido e spinto da reali argomentazioni, conscio del fatto che non potessi giudicare un’opera come Dragon Ball dalla sola visione dell’anime.
Non sono particolarmente amante di anime e manga, anzi preferisco di gran lunga dedicare il mio tempo leggendo qualche buon libro, ma col passare del tempo una lacuna, qualsiasi essa sia, esercita un tale peso sulla coscienza da risultare pressoché ingestibile. Vi sono solo due modi per liberarsi del fardello: gettarlo nel monte Fato oppure… semplicemente rimediare.
E così, in un caldo pomeriggio d’estate presi in mano il fumetto e… lo divorai.

Lessi tutti e quarantadue i volumi in due giorni netti. E, a posteriori, mi accorsi che non fu una vera e propria impresa, che la velocità di lettura non era stata dettata dalla tipica foga che avvolge un lettore preso completamente da ciò che legge, bensì dal fumetto stesso e in particolare da come era stato scritto. La lentezza siderale di un’onda energetica era ormai storia lontana, tantissimi difetti che avevo notato sin da piccolo guardando l’anime erano stati cancellati dall’esistenza proprio come fece Kid Bu con il pianeta Terra.
Leggere Dragon Ball dopo aver visto l’anime da la sensazione di avere a che fare con qualcosa di diverso, sensazione strana se si considera la fedeltà con il quale gli eventi sono stati riportati nell’anime. Ma siccome non si sta parlando delle differenze tra anime e manga di Dragon Ball, veniamo a noi.
Potrebbe non sembrare, ma vi garantisco che la difficoltà maggiore nella stesura di questo articolo è stata la scelta del titolo: la versione finale ancora non mi soddisfa pienamente, in quanto qualcuno di voi potrebbe coglierla come una domanda retorica e capire che, in realtà, si considera postulato il paradigma One Piece > Dragon Ball e da lì si procede a dimostrare, per assurdo, l’esatto contrario. Ciò non rientra esattamente nei miei piani, in quanto l’obiettivo dell’articolo è ben lungi dal voler dimostrare un qualcosa che principalmente è soggettivo. Ciò che il sottoscritto intende fare è mettere in risalto i pregi e i difetti delle due opere, al fine di poter delineare un quadro generale e incentivare la lettura di entrambi i fumetti a chi non si è fatto il piacere di leggerli.

La trama

In primis, One Piece è un ottimo fumetto. Assolutamente. Non commettete l’errore di giudicarlo subito o di snobbarlo perché mainstream, ma dategli una possibilità, magari anche due, e fatevi travolgere. È curioso notare come la fine di Dragon Ball coincida quasi perfettamente con l’inizio di One Piece (due anni di differenza), quasi a voler proprio sottolineare il fatto che il fumetto di Oda ne abbia raccolto lo spirito e l’identità intellettuale, o meglio (e chi vuol intendere intenda) ne abbia ereditato la volontà. One Piece ne conserva l’atmosfera, gli ideali e riprende alcune caratteristiche, specialmente nel character design, e aggiunge del suo, migliorandolo in alcuni aspetti e peggiorandolo in altri.

One Piece presenta, innanzitutto, una trama orizzontale complessa ed articolata. Leggendo (o guardando, ma lo sconsiglio fortemente) il manga di Eiichiro-sensei, vi imbatterete più volte in Rufy, il protagonista, urlare a chiunque sia disposto ad ascoltarlo “Diventerò il re dei pirati“. Intorno a questo semplice desiderio, che in realtà nasconde motivazioni meno banali e assolutamente più utopistiche di ciò che sembrano, si sviluppa un intreccio mai banale e potenzialmente poco ripetitivo (anche se, come vedremo, non è sempre così): per diventare re dei pirati occorre trovare il One Piece, un tesoro lasciato da un leggendario pirata ormai deceduto e mai trovato da chicchessia. La trama, detta così, è un classico: accadeva davvero secoli or sono e ci aveva già pensato un certo Stevenson. Il genio sta nel non banalizzare la natura del tesoro stesso, nel renderlo un qualcosa di potenzialmente astratto e misterioso: nessun lettore di One Piece si aspetta che il tesoro di Gol D. Roger sia effettivamente composto da denaro e gioielli. È molto probabile, ed è quello che succede a me, che un lettore stanco di One Piece continui comunque a seguire l’opera, magari mettendola da parte momentaneamente, ma senza mai abbandonarla del tutto, spinto dalla curiosità di venire a capo di misteri che Oda ha diligentemente tessuto nella tela della narrazione e nel nome stesso del protagonista. Proprio questi, e moltissimi altri, misteri rendono la trama interessante e facilitano incredibilmente la discussione e lo scambio di idee tra i lettori, che fanno di tutto (e dicono di tutto) per venirne a capo.

No, giuro, lo urla continuamente, è fastidioso.

Si può dire lo stesso di Dragon Ball? Adesso ovviamente no, essendo un fumetto concluso, ma supponiamo di dover seguire la narrazione leggendo un volume al mese (per esempio per leggerlo in concomitanza con l’uscita in fumetteria). Cosa garantisce la nostra attenzione? Perché non dovremmo interrompere la lettura ad un certo punto, se fossimo stanchi dell’opera? Fermandoci subito dopo la sconfitta di Cell, per esempio, cambierebbe davvero qualcosa? Io non credo.
Semplicemente perché ogni saga è autoconclusiva, non c’è un vero e proprio filo conduttore o obiettivo da inseguire che rende necessario porre la conclusione proprio alla fine della saga di Majin Bu (tanto è vero che si sta provando in tutti i modi a continuare la storia, prima con Dragon Ball Gt ed ora con Dragon Ball Super). Però una risposta c’è, ed è ancora più semplice: a garantire la nostra attenzione è la qualità del lavoro di Toriyama. Non c’è un motivo per continuare Dragon Ball ma, in sostanza, non c’è un motivo valido per smettere. Dragon Ball è un fumetto semplice, quindi leggero, e molto piacevole da leggere. È disegnato magnificamente, è veloce e intrattiene grazie a gag divertenti e non eccessivamente ripetitive. I combattimenti sono alla portata di tutti, facilmente comprensibili e scorrevoli e costituiscono l’ossatura dell’opera. Ed è così dal primissimo volume fino al volume finale.
Pregio assoluto dell’opera risiede nella fantasia dell’autore, e forse nella sua pigrizia: in sostanza Toriyama da l’impressione di improvvisare continuamente, come se non avesse preventivato niente al di fuori della saga che sta scrivendo, ma ciò nonostante riesce a non essere mai banale o eccessivamente ripetitivo. Ed è strano, se consideriamo che lo schema di fondo è sempre lo stesso, con Goku & compagni impegnati dal cattivone di turno sempre leggermente più forte. A voler essere sinceri, l’intelligenza dell’autore consiste nell’aver smesso di disegnare: Dragon Ball manga non poteva, e non doveva, continuare all’infinito, perché prima o poi avrebbe finito con l’annoiare. Forse non tutti, anzi sono sicuro che al mondo ci siano milioni di persone che avrebbero continuato, ma io appartengo al novero di lettori che avrebbero preferito che Dragon Ball fosse finito con la sconfitta di Freezer.
Ciò che è importante ai fini di questo discorso risiede nella lunghezza dell’opera: Toriyama si è fermato al volume 42, Oda sta portando l’opera molto più avanti (ad oggi siamo al volume 87). Il perché può permettersi di farlo senza perdere troppi lettori (anzi, continuando a raccimolare ogni sorta di record di vendite) lo abbiamo già detto precedentemente, ma a differenza di Dragon Ball di lettori stanchi di One Piece ce ne sono a bizzeffe, per un motivo o per un altro. L’aver allungato troppo l’opera (che in origine doveva durare 5 anni) non è propriamente un difetto, ma è impossibile per chiunque (e Toriyama lo sa bene) non essere ripetitivo dopo centinaia di capitoli: e ogni tanto One Piece lo è. Più che ripetitivo, potremmo dire che è un fumetto ciclico e autocitazionista, ma lo stesso modus operandi, portato allo stremo, stanca. In sostanza, parecchie saghe di One Piece sono troppo simili tra di loro ed eccessivamente diluite, anche quando non serve. C’è da dire che leggendo il tutto a volumi la cosa non si nota quasi, ma settimanalmente la lentezza della narrazione appare esasperante e parecchio sa di già visto. A breve scriverò un altro articolo sulla questione.

Ambientazioni

Tornando a noi, e perdonate la digressione, è opportuno precisare che anche Oda, come Toriyama, dispone di una fantasia spiccata: in 87 volumi ha saputo concentrare centinaia di personaggi dalle mille sfaccettature e decine di ambientazioni suggestive che fanno impallidire i paesaggi tutti uguali di Dragon Ball.

Andiamo a combattere in un luogo isolato” e via verso lande deserte uguali tra di loro.

A tal proposito, l’universo di Dragon Ball è pressoché infinito, mentre in One Piece tutto si riduce ad un unico pianeta, che però è parte integrante della narrazione: la ricerca del One Piece spinge i protagonisti, e molti altri pirati, a viaggiare ed esplorare posti sempre diversi tra di loro, dando adito ad Oda di spaziare tra mille ambientazioni diverse, cosa che succedeva nella prima parte del manga anche in Dragon Ball, con la ricerca delle sfere del drago. Tale ricerca era però coadiuvata da un radar che non spingeva ad una vera e propria esplorazione, quanto all’attraversamento fine a se stesso di zone spesso disabitate (deserti, montagne, canyon) riportate da Toriyama con lo stampino (basti pensare a Namecc, nel quale i paesaggi si susseguono tutte uguali). Mentre in Dragon Ball erano i combattimenti a farla da padrone, One Piece sembra essere un manga molto più votato all’avventura e al viaggio di Dragon Ball (il che suona ironico, considerando che Dragon Ball si ispira ad un classico della letteratura cinese chiamato “Il viaggio in Occidente“).
Anche il mondo di Dragon Ball è diverso dalla terra in cui viviamo, ma la geografia, a parte pochi accenni, non è ben definita come quella di One Piece, del quale conosciamo vita, morte e miracoli. Inoltre, a mio avviso, la gestione geografica di Oda è geniale: il mondo è sì finito, ma questo spostarsi di isola in isola permette (anzi, costringe) ad Oda di variare sempre e comunque (e c’è davvero di tutto, da isole volanti a regni sottomarini, passando per isole a forma di cactus o arcipelaghi circolari).
Curioso notare come l’universo finito di Oda gli permetta di porre sin da subito (o quasi) le carte in tavola: Rufy conosce i propri nemici e ne incontra continuamente degli altri. L’impressione è quella di una gigantesca scacchiera con tutti i pezzi disposti in fila e pronti a colpire: ci sono la Marina, il Governo Mondiale, altri pirati, la flotta dei 7, gli imperatori e i Rivoluzionari, tutti con degli obiettivi da perseguire che spesso cozzano tra di loro. Fermi tutti, so benissimo che questo succede anche in Dragon Ball, ma si limita alla saga stessa; in One Piece, invece è una costante per tutta la durata del fumetto, e ciò rende possibile creare hype intorno a determinati scontri e, se proprio lo si desidera, tifare per altri fazioni o, comunque, per altri personaggi al di là dei protagonisti stessi. Dragon Ball può vantare la stessa caratteristica? C’è qualcuno che tifa per Freezer durante la saga di Cell? Tra parentesi, la mia saga preferita di Dragon Ball è la saga di Freezer, che più di tutte rende l’idea della gigantesca scacchiera e nel quale più di tutte la posizione geografica dei personaggi è rilevante alla fine della risoluzione dell’intreccio. Assurdo, comunque, che un universo finito, seppur vasto, consenta più varietà di uno infinito, e assurdo che Toriyama abbia sfruttato poco la possibilità di viaggiare nell’Universo (e infatti sia Dragon Ball GT che SUPER si concentrano su pianeti diversi dalla Terra).

Alcune delle fantastiche ambientazioni di Oda

La componente BATTLE

Abbiamo già detto che per Oda è più facile generare hype per determinati scontri, e in moltissimi non vedono l’ora di vedere Rufy vs Teach, Zoro vs Mihawk o Usopp vs Van Ooger, giusto per citarne qualcuno, mentre per Toriyama l’hype si attiene alla saga stessa, non disponendo di pedine fisse durante lo scorrere della trama (se escludiamo l’eterna battaglia tra Goku e Vegeta). È anche vero che, però, ciò nonostante la componente battle è decisamente più interessante in Dragon Ball. Ho già elogiato la maestria con il quale Toriyama orchestra i suoi combattimenti (ce ne sono di bellissimi), ma stranamente in One Piece questa componente è quasi deludente: mi credete se vi dico che in un battle shonen come One Piece passano diversi capitoli prima di vedere uno scontro vero e proprio? Personalmente non considero la cosa come un difetto, anzi, sono molto più affascinato dal contorno piuttosto che dallo scontro in sè per sè, però ritengo giusto citare questa caratteristica come difetto per coloro il quale desiderano vedere delle sane mazzate (che comunque ci sono, ogni tanto). Ciò che per davvero mi fa storcere il naso è la gestione di quei pochi scontri che ci sono e, in particolare, come vengono disegnati: leggere uno scontro in One Piece è molto più pesante di un qualsiasi capitolo di Dragon Ball dal punto di vista stilistico, e Oda ha ancora molto da imparare per raggiungere i livelli di Toriyama. Discutere di battle boarding in One Piece è equivalente al prendere a pugni un muro in cemento armato: inutile, inconcludente e, spesso, dannoso per la salute. E sono serissimo: non è raro che il protagonista vada avanti per puro culo e senza alcun merito preciso, vincendo all’ultimo secondo contro avversari più quotati di lui. Inoltre la componente strategica è spesso ignorata ed è un vero peccato se pensiamo alla diversità di poteri e peculiarità dei personaggi. Insomma, da uno con la fantasia di Oda, a volte, ci si aspetterebbe di più.

I disegni

Visto che abbiamo toccato l’argomento, mi sembra opportuno parlarvi dei vari stili di disegno. Mentre lo stile di Toriyama è pulito ed elegante, pur non essendo paragonabile ad altri mangaka quali Miura, Murata o Inoue, lo stile di Oda parte simile e va decisamente a peggiorare nel corso del tempo. Sin dai primi volumi, è vero, i disegni non erano eccelsi, ma per lo meno le tavole erano pulite e scorrevoli e, di conseguenza, facili da capire e rilassanti da leggere. Attualmente è cambiato radicalmente lo stile di impostazione delle tavole, sicuramente più dinamiche, ma eccessivamente ricche di particolari che non solo appesantiscono e rallentano la lettura, ma rendono persino difficoltoso capire ciò che si sta guardando, al punto da costringere lo stesso Oda a ricorrere a metodi antiestetici quali lo scontornare i personaggi principali dallo sfondo. Credetemi se vi dico che la cosa è incredibilmente irritante.

Magari stanno solo estendendo la loro aura, no?

Seriamente, che problemi hanno i piedi di Nami?

Ciò che però è sempre stata una costante è la mancata gestione delle proporzioni e l’incapacità di Oda di disegnare mani e piedi.  Qualcuno di voi potrebbe trovarlo incredibilmente irritante, a me invece non pare un problema tanto grave. Ciò che invece urta profondamente il mio apparato pupillare è la gestione delle proporzioni, come preannunciato: in One Piece esistono centinaia di personaggi strampalati e metaumani, dalle altezze incredibili che sfiorano i sei metri (non contando, tra l’altro, i giganti), come dichiarato da Oda stesso nelle SBS (una sorta di Domanda e risposta che allega in ogni volume), nel quale specifica, tra le altre cose, informazioni (in)utili quali età, data di nascita e altezze dei vari personaggi. Il problema è che tali altezze non sembrano mai le stesse: non vi è una proporzione omogenea tra personaggi e ambiente, tra personaggi e altri personaggi e, ahimè, a volte non vi è proporzione interna neanche ai personaggi stessi, per buona pace di Leonardo e l’Uomo vitruviano.

Se dovessi spezzare una lancia a favore di Oda, mi sembra opportuno precisarvi alcune cose: Oda è incredibilmente capace di comunicare una sensazione, uno stato d’animo, un sentimento al lettore, semplicemente disegnando il volto dei protagonisti. Alcune slashpage, inoltre, sono a dir poco fantastiche a livello di impostazione della tavola stessa e dal punto di vista dell’epicità che riescono a trasmettere.

Insomma, Dragon Ball vince, stravince e convince riguardo questo aspetto, ma a memoria alcune tavole di Oda rimangono più impresse di quelle di Toriyama.

 

Il fanservice

One Piece NON è uno di quei fumetti in cui l’autore prende le decisioni in base alle preferenze dei fan, ANZI Oda è molto cocciuto e fiero dal proprio lavoro, al punto che difficilmente ascolta le critiche dei propri editor, MA…
Ebbene sì, c’è un MA. Vuoi per diletto, vuoi per questioni stilistiche, vuoi per accontentare effettivamente le richieste dei fan, in One Piece le tette crescono…visibilmente. Ha un minimo di senso logico per personaggi giovani, quali Nami, che all’inizio della storia ha 17 anni, ma anche personaggi ormai trentenni risentono dell’effetto POWERUP del reggiseno di volume in volume, arrivando ad un punto di non ritorno, nel quale TUTTE le donne in One Piece hanno una settordicesima di reggiseno, per buona pace dei fan più perversi. In Dragon Ball, invece, questo tipo di fanservice va scemando di volume in volume, con le ragazze che comunque restano nelle loro proporzioni naturali. Ed è buffo che questo tipo di fanservice si noti più in un manga privo di nudità esplicite, quale One Piece, che in un manga che inizia con ragazzini che tolgono mutandine, vecchi pervertiti, maialini (letteralmente) il quale desiderio più grande è di possedere mutandine da donna e, principalmente, nudità esplicite di una sedicenne, per l’appunto. La differenza sostanziale è legata agli intenti: Toriyama rende queste gag sin da subito parte integrante della narrazione e le intreccia, specie nei primi capitoli, con la trama; dal canto suo Oda inizia disegnando ragazze semplici e solo successivamente decide di rivoluzionarne l’aspetto, senza alcun motivo logico apparente se non quello di attirare lettori.
Altro personaggio che risente di questo improvviso cambio di rotta è Chopper. No, non gli cresce il seno, ma volume dopo volume è soggetto ad un’involuzione (o evoluzione, a seconda del parere soggettivo di ognuno) sia fisica che caratteriale il quale, in sostanza, lo porta ad essere un personaggio completamente diverso rispetto alla sua prima apparizione. È normale che un personaggio, dopo 50 volumi intrisi di avventura, risenta di una maturazione psicologica, ma è ben diverso se tale maturazione avviene contrastando drasticamente gli elementi caratteristici di un personaggio e che, guarda caso, tali cambiamenti facciano in modo che Chopper appaia più piccolo, basso e puccioso di quanto preventivato, al chiaro scopo di vendere peluche morbidosi.

C’è qualcosa che non quadra

Caratterizzazione dei personaggi

Ahimé, devo ammettere che nessuno dei due manga fa di questo aspetto il suo punto di forza. Badate bene, in quanto a caratterizzazione fisica sia Oda che Toriyama sono dotati di un’ottima fantasia, riuscendo a creare decine di personaggi dall’aspetto iconico e, a volte, stravagante. La pecca riguarda lo spessore psicologico dei personaggi: entrambi i protagonisti vanno incontro a quelli che sono i tipici canoni di un Battle Shonen, risultando addirittura antipatici per la loro stupidità apparente: sia Son Goku che Rufy non vanno mai incontro ad una vera e propria maturazione psicologica, restando di fatto per tutta la durata delle loro opere gli stessi personaggi che erano all’inizio, seppur più forti fisicamente. Entrambi, inoltre, sono dei geni del combattimento, abilissimi nel creare nuove tecniche e risolvere situazioni spinose con dei veri e propri colpi di genio, abilità che purtroppo in tempi di pace svanisce misteriosamente.
Al di là dei protagonisti, mi sento di affermare senza particolari tentennamenti che la caratterizzazione dei villain in One Piece, pur non essendo eccelsa, sia superiore: in Dragon Ball magari si può parlare di cattivi veri, il quale godono senza motivo della sofferenza altrui e hanno il solo obiettivo di diventare padroni dell’Universo; in One Piece, invece, non vi sono dei veri e propri cattivi, ma ciascun villain viene caratterizzato attraverso dei flashback, che ci mostrano il motivo per il quale ha compiuto determinate scelte e cosa ha temprato in un determinato modo il suo carattere. Ciò consente a Oda di gestire villain con motivazioni più profonde, arrivando quasi al farci empatizzare con loro (e ci sono, di fatti, moltissimi lettori che tifano per il villain di turno, ironicamente e non).
Certo, entrambi i fumetti hanno le loro maturazioni psicologiche: in Dragon Ball una sorta di cambiamento psicologico si può vedere in Piccolo che matura pian piano una sorta di affetto paterno per il piccolo Gohan, in Tenshinhan che abbandona i metodi barbari dell’Eremita della Gru e maggiormente in Vegeta, specie quando si sacrifica contro Majin Bu; in One Piece non si può non citare Robin, che passa gradualmente da fredda assassina a dolce nakama, il cammino intrapreso da Usopp per diventare coraggioso o comunque il carisma, tra gli altri, di Teach, Crocodile, Doflamingo ecc., però sinceramente da due manga che vendono (o hanno venduto) milioni di copie mi aspetto di più sotto questo aspetto.

Conclusioni

Insomma, come già preannunciato non saprei dirvi quale dei due fumetti sia oggettivamente superiore. Il mio parere resta lo stesso, reputo One Piece superiore, ma è comunque un parere soggettivo che, tutto sommato, vale poco e nulla. Spero di avervi almeno convinto ad intraprendere la lettura di entrambe le opere.
Ho provato anima e corpo ad essere più sintetico possibile e, proprio per questo, il rischio di aver omesso particolari importanti è molto alto (per esempio, avrei potuto spendere qualche parola in più riguardo la caratterizzazione dei personaggi), ma credo che potrei entrare nel dettaglio in qualche altro articolo.

Ultima precisazione: in genere siamo una pagina comica. Se avete letto One Piece e volete farvi una risata, ci trovate su Facebook sotto il nome di Uan Piece.
Alla prossima!

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