Recensione Anime: Tokyo Ghoul (Serie)

Informazioni

Episodi: 24

Demografica: Shonen/Seinen

Genere: Azione, Mistero, Horror, Psicologico, Drammatico, Sovrannaturale

Tokyo Ghoul è tratto dall’omonimo manga dell’autore Sui Ishida, che debuttò con successo nel 2011 ed è una serie animata composta al momento di 3 stagioni, di cui una ancora in corso: Tokyo Ghoul, rilasciato nel 2014, e Tokyo ghoul √A,  rilasciato, invece, l’anno dopo e Tokyo Ghoul:Re che ha da poco cominciato la sua messa in onda. La trama è ambientata a Tokyo, una città diventata crudele e spietata. Essa è popolata da misteriose creature, chiamate ghoul, che hanno vissuto sulla terra da sempre, ad insaputa degli umani. Il terrore incombe tra la popolazione a causa di questi mostri, che si nutrono di carne umana. Questi esseri, caratterizzati da sembianze normali, riescono a nascondersi ed integrarsi nella società, ingannando chiunque. Il protagonista dell’anime è un comune ragazzo di nome Ken Kaneki, il cui destino si intreccia, in seguito ad una cotta, con quello dell’avida lettrice Rize Kamishiro. Ken scopre presto, a sue spese, che la ragazza non è quel che sembra: infatti ella si rivela essere un potente ghoul, ed il protagonista diventa presto una sua preda. Rize, infatti, attraverso l’inganno attira il ragazzo in un luogo appartato e lo attacca ripetutamente, ferendolo gravemente; tuttavia prima che possa divorarlo, fortunatamente viene ferita da alcune travi d’acciaio, cadute da un edificio in costruzione. In seguito a questo incontro, finito col stravolgere la sua vita, Kaneki si risveglia in ospedale salvo, grazie al trapianto degli organi di Rize. Egli, a causa di ciò, deve convivere con il tormento di essere mutato in un mezzo-ghoul. Verrà in seguito assunto al locale “Anteiku”, formato da un gruppo di ghoul integrati con gli umani, dove stringerà un fortissimo rapporto con il personale, ma specialmente con una ragazza chiamata Touka.

L’anime è a sè stante rispetto al manga

Si inizia a notare con la prima stagione, e si finisce col percepirlo amaramente nella seconda, che  l’anime si presenta distaccato dal manga. La prima stagione ha riscontrato un notevole successo, nonostante fossero presenti diverse pecche, ma il vero “scandalo” avviene con Tokyo ghoul √A. Chi ha letto l’opera originale di Sui Ishida, noterà soprattutto i diversi buchi che infestano la trama dell’anime, ma che non ne logorano comunque il continuo riscontro positivo. Nel manga, per esempio, all’inizio l’autore comincia col presentarci il primo incontro tra Ken Kaneki e Rize Kamishiro; mentre nell’anime l’inizio parte già inserendo Rize come ghoul, insieme ad un secondo personaggio, Yakumo Ōmori, rivelatosi importante in seguito. Questo piccolo cambiamento è solo uno dei tanti e queste diversità portano la seconda stagione dell’opera, che si presenta con gli stessi personaggi, ad avere una trama completamente stravolta. Rispetto all’opera cartacea, cambiano anche diverse ambientazioni e diversi avvenimenti, che si svolgono in modo contorto, creando, appunto, un anime a sè stante. Il finale di serie, inoltre, è stato talmente cambiato da renderlo quasi enigmatico, scatenando domande e polemiche rivolte allo Studio Pierrot, che ricordiamo essere famoso e rinomato, anche al di fuori del Giappone grazie a opere come Naruto e Bleach.

Questi cambiamenti non permettono allo spettatore di riflettere sulle diverse tematiche proposte dal manga, dove non ci sono fazioni “buone” e altre “cattive”, ma solo un continuo evolversi di vicende, finalizzate a mostrare entrambe le facce della stessa medaglia. Che siano ghoul o umani, entrambi cercano il loro posto nel mondo, non riuscendo a comprendersi. Che sia solo colpa della natura di queste creature? Non esiste un modo che possa portare entrambe le parti a collaborare tra loro? Questo si potrà scoprire solo seguendo la storia, sperando che in Tokyo Ghoul:Re lo studio sia in grado di mantenersi più fedele all’opera originale. Nel frattempo, se questa serie vi incuriosisce, il manga è consigliato vivamente. Non mancano i nostri commenti positivi verso l’aspetto grafico dell’anime e le sue soundtrack, di cui le più apprezzate sono la prima sigla “Unravel” cantata da Tōru “TK” Kitajima (componente della J-pop band Ling Tosite Sigure) e la canzone “Glassy Sky” di Donna Burke presente negli episodi 14, 17, 20 e 21 della seconda stagione.

Voto finale: 7.5/10

La prima stagione della serie non mostra “disastri”, anzi, i numerosi apprezzamenti ricevuti non sono del tutto sbagliati. Non si tratta di un capolavoro, questo è certo, soprattutto rispetto al manga, che continua meritatamente a toccare le classifiche giapponesi, ma fa il suo bel figurino tra (quasi) ogni spettatore appassionato del genere. Tokyo ghoul √A, invece, è un grosso masso che porta a valutazioni non molto positive, scatenando numerosi problemi soprattutto per chi non segue il manga, quindi senza la possibilità di avere delle risposte per le diverse domande che chiunque si porge alla fine. Un barlume di speranza però ci è proposto con la nuova terza stagione, ed attualmente possiamo constatare, grazie alla visione dei primi tre episodi, che la serie riesca finalmente a essere (più o meno) fedele all’opera originale cartacea. Naturalmente non sappiamo cosa ci riserveranno i prossimi episodi, non ci resterà che scoprirlo continuando a seguire questo famosissimo titolo!

 

Continuate a seguirci per rimanere informati su tutte le novità!

 

 

 


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