Recensione Anime: La Tomba delle Lucciole

Informazioni

Episodi: 1 movie

Demografica: Seinen

Genere: Drammatico, Guerra, Storico,

“La sera del 21 settembre 1945, io morii”: sono queste le prime battute che lo spettatore sentirà una volta iniziata la visione de “Una Tomba per le Lucciole” (“Grave of the Fireflies” in inglese), il film capolavoro del 1988 di Isao Takahata, cofondatore assieme a Hayao Miyazaki dello Studio Ghibli, che ha prodotto la pellicola.

Il film trae le sue origini dall’omonimo romanzo semi-autobiografico di Akiyuki Nosaka, distribuito in Italia però solo a partire dal 2013. Per quanto concerne l’anime, debuttò nelle sale cinematografiche nipponiche assieme a “Il mio vicino Totoro” di Miyazaki ma, a causa delle ambientazioni ed argomentazioni piuttosto forti, non ricevette una degna campagna promozionale: ciononostante, riscosse comunque molto successo. Nel nostro Paese il film fu distribuito da Yamato Video direttamente in formato VHS nel 1995 (fu l’unica opera dello Studio Ghibli a non essere distribuita da Lucky Red). Nel 2015 sempre Yamato Video ha prodotto una nuova edizione, denominata “La Tomba delle Lucciole“, con un nuovo doppiaggio ed è stato distribuito nei cinema italiani come film-evento nelle sole date del 10 ed 11 novembre, successivamente commercializzato in formato DVD Blu-ray.

Anno 1945: l’orrore della guerra

Come già detto, il film si apre con la morte del protagonista della pellicola, il quattordicenne Seita, che muore nella completa solitudine ed indifferenza delle altre persone nella stazione di Kōbe. Ed è proprio l’indifferenza della gente, anzi, la totale assenza di umanità l’assoluta protagonista di questo anime. Questo trova una specie di “giustifica” a causa del periodo storico molto delicato, vale a dire la seconda guerra mondiale. Come tutti sappiamo, il Giappone è stata l’ultima potenza dell’Asse ad arrendersi agli Alleati, rendendo perciò infernale per la popolazione civile la vita quotidiana a causa dei continui raid aerei americani, che miravano alle principali città nipponiche. Proprio i bombardamenti svolgono un ruolo fondamentale ai fini della trama. Dopo la tragica morte del giovane protagonista partono infatti una sequenza di flashback che vedono protagonisti Seita e la sorellina di 4 anni Setsuko: siamo nel giugno 1945, periodo in cui i bombardamenti Alleati si intensificarono in modo da costringere i giapponesi alla resa (che, come sappiamo, arriverà solo dopo i tragici avvenimenti di Hiroshima Nagasaki). Il nucleo famigliare, composto dalla madre, dal padre (ufficiale della marina, questa posizione permetterà ai suoi cari di vivere una vita agiata) e dai protagonisti, vive in un villaggio rurale nei pressi della città di Kōbe. In seguito alla completa distruzione di quest’ultimo, la narrazione si concentrerà sull’approfondimento del rapporto fraterno di Seita e Setsuko, nonostante le mille difficoltà che saranno costretti ad affrontare: i due si trasferiranno infatti da una zia in un villaggio vicino.

La visione cruda e neorealista della società

Abbiamo analizzato precedentemente uno dei cardini narrativi della trama: l’assenza di umanità dei personaggi, ma questo non è l’unico punto che viene analizzato: vengono infatti messi in risalto il nazionalismo e la totale devozione all’imperatore. L’orgoglio e la dedizione alla causa bellica sono spesso lineamenti fortemente dominanti nelle personalità dei personaggi (basterà osservare la zia dei fratelli o il comportamento del contadino). Questi tratti sono profondamente intrinsechi dell’identità nazionale giapponese e il fatto che vengano messi così in evidenza servono da monito per le generazioni future: infatti, pur di mantenere l’orgoglio nazionale, i protagonisti hanno represso sentimenti come carità, affetto e pietà verso il prossimo: in una parola, la nostra umanità. Anche lo stile dei disegni risente  dello stile neorealista: la distruzione delle città, la natura rappresentata in maniera dettagliata, le espressioni dei personaggi (con lineamenti decisamente orientali, molto marcati, cosa che spesso viene volutamente omessa) che esprimono l’orrore della guerra. Nonostante il fatto che sia un film di ben 30 anni fa, le animazioni sono state realizzate a regola d’arte (merito delle sapienti mani dei collaboratori dello Studio Ghibli). Anche il comparto audio si può definire impeccabile: le colonne sonore sono state gestite sapientemente e splendidamente, aiutano ancor di più lo spettatore ad immergersi nelle atmosfere nipponiche degli anni ’40 e fanno suscitare dolci sensazioni (ne è un esempio la scena delle lucciole nel prato). Unico appunto che ci sentiamo di segnalare è la proporzione del corpo della piccola Setsuko: i tratti sono riconducibili più ad una persona adulta (linee quasi maschili) che ad una bambina di 4 anni. Per quanto concerne invece la trama, non abbiamo assolutamente nulla da dire: appassionante, commovente, riesce a far riflettere e immerge completamente lo spettatore. Nonostante si sappia fin dall’inizio come la vicenda andrà a finire, fino all’ultimo abbiamo sperato in un colpo di scena che permettesse ai fratelli di sopravvivere; colpo di scena che, però, mai arriverà, rispettando la crudeltà dello stile narrativo, nonostante lo Studio Ghibli sia più famoso per le meravigliose storie con lieto fine.

Voto finale: 9/10

Che dire, voto alto non meritato, qualcosa di più. Le parole non basterebbero per provare ad esprimere le mille emozioni che abbiamo provato alla visione di questo anime, senza ombra di dubbio il più maturo e crudo mai prodotto dallo Studio Ghibli. Abbiamo particolarmente apprezzato il collegamento dell’ultima scena della pellicola ad una delle sequenze iniziali del film (quando scoprirete cosa c’era nella scatole di caramelle buttate via malamente da un inserviente della stazione, non riuscirete a trattenere le lacrime), ed in generale il susseguirsi dei flashback non rallenta la narrazione degli eventi (come spesso accade quando si seguono storie che fanno di questo elemento la colonna portante della trama). Film che quindi ci sentiamo di consigliare, anzi, che tutti, una volta nella vita, dovrebbero guardare.

 

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